La cultivar “Spina d’inverno” è stata menzionata da A. Gallo (1575) e successivamente da Gallesio e Leroy. L’origine di questa cultivar è incerta. Secondo Gallesio sarebbe da identificarsi con la pera Picena dei Romani, invece, secondo Leroy era originaria della zona di Carpi (Modena).
La maggiore produzione di questa cultivar erano la provincia di Campobasso e dell’Aquila, molto ricercata nei mercati locali (Tanno, 2014).
Possiamo ipotizzare che questa cultivar possa essere rincondotta, per somiglianza di alcuni caratteri morfologici, alla cultivar Spinacarpi assumendo diverse denominazioni: Coccia d’asino, Duchessa di Montebello, Papale d’inverno, Pera Passana, Pero di Verona, Pero Duro, Spina Carpi, Spinacarpi d’Inverno, Succotta d’Inverno, Trentisso, Trentossi, Trentosso, Zuccotta d’Inverno (Fideghelli, 2016).
Attualmente è possibile trovarla negli orti o ai margini delle case di campagna (Tanno, 2014).
Quello che chiamiamo frutto (pomo) nella realtà è un falso frutto, perché non si tratta di una trasformazione del solo ovario (come avviene nei frutti veri) ma anche di altre parti del fiore saldate assieme (ricettacolo, altre parti).