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ITINERARI della BIODIVERSITA'

AGROALIMENTARE DEL MOLISE CENTRALE

Agenzia Regionale Sviluppo Agricolo Rurale e della Pesca

Transumanza

Duronia

Un patrimonio culturale e paesaggistico da riscoprire

«Settembre, andiamo. È tempo di migrare…»

Così scriveva
Gabriele D’Annunzio nel componimento I Pastori, richiamando con parole poetiche una delle pratiche più antiche e identitarie del nostro territorio: la transumanza. Questo rito di movimento stagionale delle greggi non è solo una modalità di allevamento, ma un patrimonio culturale che ha modellato nel tempo paesaggi, tradizioni e comunità.

Secondo la Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 2000), il paesaggio svolge un ruolo fondamentale sul piano culturale, ecologico, sociale ed economico. È un elemento chiave per la costruzione delle culture locali e per il rafforzamento delle identità. In questo contesto, la salvaguardia dei tratturi e delle pratiche legate alla transumanza assume un valore strategico: non solo per la conservazione di antichi saperi, ma anche per il rilancio turistico delle aree interne dell’Italia centro-meridionale.

Un cammino antico come il tempo

La transumanza è una pratica che ha origini remote: già in epoca protostorica, greggi e armenti percorrevano lunghi itinerari stagionali, dando vita a veri e propri tratturi, ovvero vie erbose tracciate dai continui passaggi degli animali. Tuttavia, queste vie pastorali si fondano su radici ancora più antiche, forse risalenti alle prime civiltà cerealicole e pastorali del Mediterraneo.

Il sistema era semplice ma efficiente: in autunno, le greggi si spostavano dai pascoli montani dell’Abruzzo verso le pianure più miti del Tavoliere delle Puglie; al contrario, in estate il percorso era inverso, con il ritorno verso le alture fresche e verdi dell’Appennino. Questo ritmo migratorio si ripeteva ogni anno, scandendo la vita economica e sociale di intere comunità.

Dai Sanniti agli Aragonesi: un’eredità strutturata

Fu il popolo dei Sanniti a praticare la transumanza in forme già organizzate. In epoca romana, la rete dei tratturi fu potenziata per facilitare i collegamenti tra i centri urbani e le zone rurali, rafforzando il legame tra allevamento e sviluppo economico.

Tuttavia, la vera struttura del moderno sistema tratturale si deve agli Aragonesi. Nel XV secolo, sotto il regno di Alfonso I d’Aragona, la transumanza fu regolamentata ufficialmente. Il 1 agosto 1447, Alfonso promulgò norme che definivano l’uso e la manutenzione dei tratturi alfonsini, i tracciati che ancora oggi attraversano il territorio molisano. Questi percorsi principali, che uniscono l’Abruzzo meridionale alla Puglia, sono connessi da tratturelli e bracci secondari, creando un’articolata rete viaria.

Grazie a questa organizzazione, è possibile oggi ricostruire il tracciato della viabilità antica, riconoscendo nei tratturi alfonsini un’eredità viva del passato.

I tratturi del Molise

Il Molise conserva una fitta trama di tratturi che attraversano tutta la regione, offrendo itinerari unici per chi desidera scoprire il territorio in modo autentico.
Tra i più noti si ricordano:

il Tratturo Pescasseroli-Candela

il Tratturo Castel di Sangro-Lucera

il Tratturo Celano-Foggia

il Tratturo Centurelle-Montesecco

il Tratturo l’Aquila-Foggia, noto anche come Tratturo del Re o Tratturo Magno

Questi antichi cammini non solo collegano territori, ma raccontano storie di uomini, animali e paesaggi in trasformazione.

Un patrimonio materiale e immateriale

La transumanza ha lasciato una traccia tangibile e simbolica nel paesaggio molisano. Lungo i tratturi si incontrano stazzi, ricoveri di pastori, edicole votive e cappelle, testimonianze di una vita vissuta in cammino. Ma ancor più importante è il patrimonio immateriale: conoscenze legate all’allevamento, gesti antichi, credenze popolari, canti e riti che fanno parte dell’identità culturale della regione.

Oggi, riscoprire e valorizzare la transumanza significa difendere un’eredità storica che parla ancora al presente. Significa offrire ai visitatori non solo un paesaggio da ammirare, ma un’esperienza culturale profonda, in cui natura e memoria camminano fianco a fianco.