Festa del Grano di Jelsi
Jelsi
Un rito antico tra fede, identità e cultura popolare
Ogni anno, il 26 luglio, la piccola comunità di Jelsi, in provincia di Campobasso, si raccoglie attorno a un evento di forte impatto simbolico, culturale e spirituale: la Festa del Grano in onore di Sant’Anna. Un appuntamento che unisce la memoria collettiva, la devozione religiosa e le radici contadine del territorio, diventato nel tempo un patrimonio culturale riconosciuto a livello nazionale ed europeo.
Origini della festa: il terremoto del 1805
La Festa del Grano affonda le sue radici nel dramma di un evento naturale che sconvolse il Molise: il terremoto del 26 luglio 1805, con epicentro nel comune di Baranello. Il sisma colpì duramente tutto l’Alto Molise e ampie aree del Regno di Napoli, provocando oltre 5.500 morti. A Jelsi, le vittime furono 30, delle quali 27 furono ritrovate il giorno stesso e le restanti nei giorni successivi.
L’arciprete Alessandro Eletto racconta nel dettaglio la tragedia: nella notte del 26 luglio, giorno dedicato a Sant’Anna, il paese fu scosso violentemente e numerosi edifici crollarono, costringendo la popolazione a dormire all’aperto per sei giorni. Non si poté celebrare messa per la distruzione delle chiese, e molti corpi rimasero sotto le macerie, inaccessibili per il rischio di ulteriori crolli.
In questa devastazione, la comunità riconobbe nella sopravvivenza e nella relativa salvezza del paese un segno della protezione divina di Sant’Anna. Da quel momento, ogni 26 luglio, la statua della santa viene portata in processione e le si offre grano, simbolo di vita, abbondanza e riconoscenza.
Un voto popolare e la continuità del rito
Il gesto dell’offerta di grano si è consolidato nel tempo come un voto collettivo. Le spighe rappresentano un dono simbolico alla santa, un segno di gratitudine e una richiesta di protezione da terremoti e calamità future. Questo rito devozionale si è talmente radicato nella tradizione da essere tramandato di generazione in generazione, superando guerre, crisi e trasformazioni sociali. La devozione si rafforzò ulteriormente nel 1814, quando, nei giorni precedenti il 26 luglio, un violento uragano si placò proprio nel giorno della santa. L’evento fu interpretato come un nuovo intervento provvidenziale. Da allora, il grano non è solo dono, ma rito comunitario.
Le traglie: simbolo e spettacolo
Il cuore visivo e simbolico della festa è rappresentato dalle traglie: carri tradizionali trainati da buoi o da altri animali da lavoro, sui quali vengono allestite elaborate composizioni di spighe, paglia e decorazioni, dette in dialetto “pëlomme”. Questo elemento, posizionato nella parte alta della traglia, è oggi spesso sostituito da una croce di mazzetti di grano con l’immagine di Sant’Anna, chiara espressione della sovrapposizione tra simboli cristiani e riti pagani legati ai cicli del raccolto.
Oltre alle spighe, altri elementi arricchiscono le offerte: scamorze (formaggi tipici) appese sotto la pëlomme, e bambole — che dopo gli anni Cinquanta sono state sostituite da bambini in costume tradizionale, rafforzando il legame tra devozione e identità locale.
Secondo alcune interpretazioni, proprio l’antichità della pëlomme lascia supporre che le radici della festa siano molto più antiche di quanto documentato, probabilmente riconducibili ai riti delle culture cerealicole mediterranee.
Un patrimonio riconosciuto
Nel tempo, la Festa del Grano di Jelsi ha ottenuto numerosi riconoscimenti ufficiali. È stata inserita tra i Patrimoni immateriali d’Italia dall’Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia. Inoltre, nel 2013 ha ricevuto il patrocinio dell’ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo, che ha riconosciuto la manifestazione come evento di elevata attrattiva turistica.
Nel 2018, è arrivato anche il riconoscimento come patrimonio culturale europeo, sottolineando il valore interculturale e identitario della manifestazione. Jelsi è inoltre parte di una rete di comuni accomunati da tradizioni simili, tra cui Fontanarosa, Flumeri, Mirabella Eclano, Villanova del Battista, San Marco dei Cavoti e Foglianise. Questa comunità patrimoniale sta lavorando alla candidatura UNESCO delle “Feste del grano”, nell’ambito del progetto “Rituali e carri artistici del grano”, vincitore di un bando della Regione Campania.
Una festa che unisce e racconta
Nel tempo, la Festa del Grano di Jelsi ha ottenuto numerosi riconoscimenti ufficiali. È stata inserita tra i Patrimoni immateriali d’Italia dall’Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia. Inoltre, nel 2013 ha ricevuto il patrocinio dell’ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo, che ha riconosciuto la manifestazione come evento di elevata attrattiva turistica.
Nel 2018, è arrivato anche il riconoscimento come patrimonio culturale europeo, sottolineando il valore interculturale e identitario della manifestazione. Jelsi è inoltre parte di una rete di comuni accomunati da tradizioni simili, tra cui Fontanarosa, Flumeri, Mirabella Eclano, Villanova del Battista, San Marco dei Cavoti e Foglianise. Questa comunità patrimoniale sta lavorando alla candidatura UNESCO delle “Feste del grano”, nell’ambito del progetto “Rituali e carri artistici del grano”, vincitore di un bando della Regione Campania.